
All’interno della ricerca “Vedere l’invisibile, indagine dedicata alle barriere cognitive verso il non-umano”, svolta da Jacopo Dini, Sara Fratalocchi e Martina Saraceni, sotto la supervisione della professoressa Maria Grazia Galantino del Dipartimento di Sociologia del Rischio e dell’incertezza della Sapienza di Roma, la mia intervista come consulente certificata Bach Foundation Registered Practitioner offre un contributo. Mi sono focalizzata sulla profonda relazione emotiva tra esseri umani e mondo vegetale, provando a indagare le radici etiche del distacco percettivo nei confronti delle piante. Attraverso la metafora della natura come «sillabario muto» ho evidenziato come l’essere umano tenda a ignorare la sofferenza delle piante proprio perché priva di manifestazioni visive o uditive a cui siamo evolutivamente abituati, suggerendo alcuni percorsi di superamento: da un lato nell’innovazione tecnologico-scientifica come amplificatore cognitivo, capace di “dar voce” al mutismo vegetale; dall’altro la necessità di una riconnessione fatta di esperienza sul campo. Le mie riflessioni sono supportate da riferimenti a teorie neuroscientifiche come la Attention Restoration Theory, che aprono la strada a un rallentamento percettivo, fondamentale per imparare di nuovo a guardare la natura non come sfondo inerte, ma come tessuto vivo e interconnesso di cui siamo parte.
Ringrazio Sara Fratalocchi e Martina Saraceni per avermi chiesto di partecipare.
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